Dopo l'annessione di Ancona al Regno d'Italia nel 1860, lo Stato Maggiore
Piemontese ritenne indispensabile dotare la città di una struttura
difensiva e logistica adeguata al ruolo strategico determinato dalla
posizione geografica. Le precedenti difese pontificie non erano infatti adatte
ad una "piazzaforte" considerata dello stesso rango di città tradizionalmente
militari come Taranto e La Spezia.
Di conseguenza viene progettato e rapidamente realizzato un sistema difensivo
che circonda la città con una serie di forti (Altavilla, Cardeto, Scrima, ..)
e che trova nella nuova caserma, individuata in posizione esterna rispetto
all'espansione prevista per la città civile, il fulcro dei contingenti
di stanza ad Ancona, potendo ospitare oltre 1200 uomini.
L'edificio si presenta come un quadrato di quasi 100 metri di lato e segue
lo schema classico della corte militare con cortile interno (m 62 x 56),
attorno al quale si affaccia, al piano terreno, un porticato con gli accessi allo
Stato Maggiore, al Corpo di Guardia, alle mense, alle scuderie, alle rimesse
dei carri, ai magazzini, ai laboratori artigianali, alle prigioni.
Ai piani superiori, il corridoio sovrastante il porticato smistava verso
gli alloggi per gli ufficiali e per la truppa, l'infermeria e gli altri
locali accessori.
L'aspetto architettonico segue lo schema eclettico neo-quattrocentesco
di gran parte dell'edilizia militare piemontese, di cui tuttavia la caserma
Villarey costituisce cronologicamente un prototipo rispetto a numerose altre
realizzazioni.
Gli elementi caratteristici sono il bugnato piatto del basamento, le finestre
binate con cornice di sopralto a tutto sesto, la muratura a secco con contenimenti
in pietra bianca del Conero e pietra rosa del Furlo.
La caserma ha ospitato un Reggimento di Fanteria fino alla seconda Guerra Mondiale,
nel dopoguerra ha dato asilo alle famiglie sfollate per i bombardamenti ed è
stata definitivamente abbandonata negli anni settanta.
Il recupero funzionale dell'edificio ha potuto contare sul buono stato di conservazione
complessivo della struttura. Gli interventi sono stati volti alla migliore fruibilità
degli ampi spazi a disposizione: al piano terreno sono previste le aule di lezione,
il bar, le segreterie ed i servizi, la sede dell'ALFEA; al primo piano la biblioteca in spazi
adeguati; ai piani superiori gli istituti, il dipartimento e gli studi per i
docenti. Sono inoltre state realizzate tre aule magne sovrapposte ed un parcheggio
coperto.
Proprio durante la realizzazione del parcheggio, nell'area dell'ex galoppatoio
che già nell'Ottocento aveva restituito materiali archeologici, è
stata individuata e portata alla luce una vasta necropoli risalente all'età
greca e romana, composta da circa 450 tombe che presentano tipologie costruttive
molto varie, a testimonianza dell'ampio arco cronologico di utilizzo.
Sono stati rinvenuti materiali di valore anche notevole.
Questa scoperta rappresenta una fondamentale fonte di notizie per la storia
più antica della città. Perciò, seppure il recupero abbia provocato
un inevitabile ritardo nei lavori (peraltro ostacolati da vari altri inconvenienti),
i progettisti, la Soprintendenza e il Rettorato hanno concordato di mantenere
testimonianza di alcune delle tombe individuate, lasciandole visibili nel piano
terra del parcheggio.
Da "ALFEA - Notizie"